


Articolo publicato sul N°40 di CarpaXTutti 2008

Introduzione
Anche se spesso sottovalutate le cave, sono un vero potenziale per la nostra
tecnica, ognuna di essa possiede una storia ed un ecosistema diverso, e ognuna
ci insegna qualcosa di nuovo, ma dobbiamo ricordarci sempre che tutte rischiano
di essere ricoperte, trascinandosi con loro le meraviglie che nascondono.
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Il caldo di agosto ormai infuocava le sponde del vecchio Tevere, e il mio spot
era privo di ombra. Le mie sessioni regalavano solo poche partenze nelle ore
notturne o alle prime luci dell’alba, obbligandomi cosi ad abbandonare
l’afoso fiume romano appena il sole si levava alto sopra la mia testa
. Come ogni anno, a risentire del caldo torrido, non erano solo i carpisti,
ma anche le nostre care amiche. E cosi aspettando con impazienza il giorno della
mitica partenza per il Pò , quasi per magia, iniziò tutto; mi
arrivò la solita telefonate del giovedì sera, il mio compagno
voleva andare a pesca , ma questa volta proponeva qualcosa di nuovo. Blaterava
di una piccola cava che aveva visto poco fuori Roma , una di quelle cave di
estrazione di breccia, che si allagano e vengono abbandonate. L’idea era
ottima cosi corsi al mio pc e con l’aiuto di Google maps trovai delle
mappe satellitari che mostravano la cava citata, alla visione di quelle foto,
non so, c’era qualcosa che non mi convinceva! La cava sembrava molto giovane
, priva di vegetazione e molto piccola paragonata ai tetti delle case vicine
, cosi spostando lentamente il mouse mi balzò agli occhi qualcosa di
curioso, poco vicino alla cava di cui parlava il mio compagno c’era un
immensa macchia verdastra! Senza ombra di dubbio si trattava di acqua, sinceramente
non credevo ai miei occhi, avevo una cava cosi grande a pochi minuti da casa
e non ne sapevo nulla? Preso dalla voglia di andare a fondo alla questione,
in pochi minuti organizzai tutto!
La ricerca
La mattina alle 3:00,
a macchina carica, partimmo da casa alla ricerca di qualcosa che non sapevamo
neanche dove si trovava , il buio complicava tutto, e per più di 3 ore
girammo nei campi a piedi senza vedere nulla. Il salire e scendere dall’
auto passando da campo a campo ci stancava , ma sentivamo che eravamo ad un
passo dal paradiso, la cava esisteva e la nostra fatica era solo il prezzo da
pagare per raggiungerla ! Alle 6:00 di mattina dopo più di un km a piedi
ci balzò agli occhi un grosso muraglione , che finiva a picco dietro
un dosso di sabbia , più ci avvicinavamo ad esso, e più vedevamo
il terreno che si scostava dai nostri piedi per sprofondare verso il basso!
Arrivati sul ciglio, lo spettacolo che avevamo di fronte ci lasciò senza
parole . La cava era meravigliosa, circondata da folti canneti , e riempita
di acqua limpida, sembrava essere stata creata per il carpfishing .
Sotto di noi spiccava un ulivo adagiato su una spiaggia rotonda , dove i miei
occhi già vedevano la tenda.
Ci girammo di scatto e la nostra macchina a due km di distanza si avvicinava
sempre di più. Dovevamo muoverci, il sole era già uscito , la
strada da percorrere era tanta, e per di più andava fatta a piedi! Carichi
di tutto quello che un carpista può portare, con aggiunta di 2 bei secchi
da 15 kg di mais iniziammo la faticosa marcia. Una delle sponde era composta
da sabbia gialla e breccia ,un terreno accidentale per scenderlo a 45 °
carichi di roba , ma sicuramente la via migliore da percorrere. Arrivammo giù
come saette e in un batter d’occhio il nostro campo prese forma.
Trascorremmo la prima giornata all’ombra dell’ ulivo e la prima
partenza avvenne intorno alle ore 13:00, la prima carpa era una regina da 9
kg che diede subito fiducia alla scoperta. Intorno le ore 14:00 però
dei camion scesero nella parte opposta della cava e una ventina di persone vestite
con vecchi abiti romani popolarono la sponda. Pochi minuti dopo venne messa
in acqua una barca che virò subito nella nostra direzione. Stavano girando
un film, e noi dovevamo andare via! Pasturammo subito con tutto il mais che
avevamo, e da quel giorno iniziò la regolare pasturazione composta da
mais e boiles che durò per quasi 5 mesi.
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Particolarità
Nelle 2 volte alla
settimana che ci recavamo li per pasturare notammo molti particolari interessanti,
primo fra tutti la presenza di grossi gamberoni rossi, una specie che si dice
provenga dal sud america e che viene comunemente definita come “gamberi
californiani”. Fattore che influenzò subito il tipo di boiles da
utilizzare , infatti con la presenza di questi gamberi una pasturazione con
palline a base di pesce poteva essere solo un suicidio, dovevamo trovare qualcosa
che non attirasse troppo i gamberoni sulle nostre palline, e visto l’autunno
che ormai era alle porte rullammo palline self made alle spezie. La nostra esca
funzionò e nella prima sessione portammo a guadino una 13kg e diversi
pesci tra gli 8 e i 10 kg.
La cava con le sue alte pareti di sabbia e ghiaia ricordava tanto il vecchio
west, e la presenza dei gamberoni californiani , alimentava ancor più
la fantasia di tutti noi, così quasi per gioco quello splendido paradiso
prese il nome di “Gran Canyon”.
Le regine del Gran Canyon
Tutte le cave hanno un ceppo di carpe predominanti , che solitamente si ricollega
ai pesci che sono stati immessi volontariamente. Infatti nelle cave di estrazione,
quando viene trovata l’acqua, e la cava si allaga, la legge italiana impone
2 possibilità, la prima è quella di ricoprire lo scavo. Cosa che
però richiede tempo e denaro. La seconda, è quella che prevede
l’immissione di pesci che si cibino della larva della zanzara, e in questo
caso proprio i Ciprinidi. In ogni cava dove ho potuto pescare ho notato differenza
da esemplare ad esemplare ,ma le carpe del Gran Canyon sono le più curiose
che io abbia mai visto. In 5-6 mesi di pesca a finire nei nostri guadini sono
state solo le regine, caratterizzate da un colore chiaro dovuto alla bassa profondità
del fondale , in questi pesci spiccava la robusta corporatura , ma più
di tutto la forte e grande bocca di ogni singola carpa. Attribuimmo subito questa
particolarità alla presenza di breccia su un fondale , che teoricamente
costringeva le nostre amiche a grufolare tra i sassi , irrobustendo le loro
bocche barbute. Nelle ore più calde mi piaceva fare delle passeggiate
sulle alti pareti sovrastanti il gran canyon , e con il binocolo osservare le
svariate carpe che si riposavano a pelo d’acqua vicino ai canneti, solo
cosi’ riuscii a vedere una specchi, e vi assicuro che non mi sembrava
vero!
Al Gran Canyon le partenze non erano molte, ma la media era di tutto rispetto.
L’ultima pescata dell’anno avvenne in pieno dicembre, quando con
i miei due compagni decidemmo di lasciar riposare la cava per qualche mese,
trasferendo il permanente campo del fine settimana sull’alto Tevere di
Orte.
La chiusura
All’inizio della primavera quando tornammo al Gran Canyon lo spettacolo
che ci aspettava non era dei migliori, la cava era stata in buona parte ricoperta
, e i lavori erano ancora in corso ,cosi chiedemmo informazioni agli operai
, che ci dissero che entro 6 mesi avrebbero dovuto ricoprire l’intero
scavo.
Le carpe che ci avevano tenuto compagnia avevano un futuro molto breve , e i
nostri cuori si stringevano dal dolore, cosi preso dalla rabbia cominciai ad
inviare mail a tutte le associazioni ambientaliste del pianeta, ma i miei sforzi
furono invani!
Molti volontari e ambientalisti si recarono sul posto, ma nessuno mi dava buone
notizie.
Noi le abbiamo pensate tutte , ma non potevamo neanche trasportare le carpe
da un posto ad un altro per salvarle da una fine certa, poiché per la
legge italiana è un reato.
I 6 mesi di cui parlavano gli operai trascorsero velocemente, e i lavori, non
si sa per quale motivo furono interrotti. Ora il Gran Canyon , è ancora
li…
ma il livello dell’ acqua è sceso notevolmente per via della sabbia
gettata per ricoprirlo, e la siccità di questo 2007 non ha giovato di
certo la situazione.
Ora quei poveri pesci si meritano solo un po’ di pace, sperando che se
nessuno frequenti la cava, e i lavori non vengano ripresi!
La cava dei sogni ,presto entrerà nella memoria di chi come me ha avuto
il piacere di viverla….
Alessandro Bigozzi
Romacarp team
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