
Articolo pubblicato sul N°4 di CarpaXTutti Novembre 2011
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Cari lettori di Carpaxtutti dopo una breve pausa che è servita per la
preparazione del mio matrimonio con Ilaria e per un favoloso viaggio di nozze
in Messico “dove aimè non ho visto neanche l’ombra di una
carpa”, sono tornato a scrivere su questa splendida rivista e voglio sfruttare
questa piccola parentesi per ringraziare tutta la redazione in particolare Riccardo
Fanucchi per il piccolo spazio dedicatomi all’inizio del numero precedente.
In questo articolo voglio raccontarvi come si è evoluta una vacanza-sessione
di sette giorni nel cuore del Piemonte sulle sponde dello strepitoso lago del
Viverone.
Ogni qual volta ci accingiamo ad affrontare un nuovo itinerario , soprattutto
per quelle sessioni in posti lontani che avranno una durata piu’ o meno
lunga, andiamo alla ricerca nozioni utili al nostro scopo, costruendo un gigantesco
puzzle di informazioni. Il più delle volte i preziosi consigli arrivano
dai nostri amici che magari vivono nelle vicinanze, o che comunque già
hanno affrontato il nostro stesso spot, utili ci saranno nuove e vecchie riviste
di pesca, sfogliate mille mille volte in tenda aspettando il tanto atteso bip
del segnalatore, mentre per i più digitali anche i video di carpfishing
contribuiranno a mostrarci la vera faccia dell’avventura che ci aspetta.
Quando con Riccardo e Ilaria abbiamo deciso di affrontare lo splendido lago
del viverone è andata più o meno cosi , anche se alla fine quello
che si è reso più utile in realtà è stata la nostra
esperienza come pescatori.
Il nostro Spot
Già
al Carpitaly di Gonzaga con Riccardo nel mese di gennaio si era deciso che in
estate ci saremo presi un intera settimana per una pescata-vacanza con il massimo
delle comodità , a luglio saremo andati con il mio Camper in un campeggio
posizionato proprio sul lago del Viverone. La zona che avevamo scelto per pescare
era un tratto di lago caratterizzato da una lingua di alghe che sorgeva a venticinque
trenta metri da riva, larga circa venti metri che si estendeva costeggiando
tutta la circonferenza del lago. Appena prima delle alghe la profondità
media variava tra l’uno e i due metri mentre subito dopo le alghe si potevano
registrare i tre o quattro metri circa.
A un centinaio di metri da noi, a circa sessanta-settanta metri da dove finivano
le alghe ,affioravamo ,su una profondità che sfiorava i dieci metri delle
grosse boe gialle che servivano per delimitare la distanza massima alla quale
dovevano passare i motoscafi che praticavano lo scii nautico.
Per sentito dire da amici che pescavano in loco la zona più redditizia
doveva essere poco prima delle alghe o appena esse finivano, per non parlare
di chi invece ci aveva consigliato di pescarci proprio in mezzo!...
All’inizio ci siamo fidati anche se sinceramente in un lago cosi grande
con consistenti profondità pescare in spazi cosi limitati non rendeva
giustizia al nostro spot. Purtroppo, noi eravamo arrivati il pomeriggio non
di buon ora ed eravamo veramente stanchi… cosi abbiamo deciso di lasciare
l’esplorazione del lago al giorno seguente e abbiamo calato le lenze dove
ci era stato consigliato.
La mattina seguente insieme al primo caffè avevamo anche catturato due
carpe che non superavano neanche i sei kg. Ma in realtà il bello doveva
ancora venire!
La prima notte ormai era passata e in pieno luglio, pescare tra le alghe a profondità
cosi basse, non era decisamente da noi. In acqua bassa il sole scalda tantissimo
e le carpe cercano i punti più profondi dove possono trovare temperature
fresche e costanti. Cosi il secondo giorno, abbiamo iniziato a scandagliare
di mattina molto presto, ma sinceramente non c’è voluto molto a
capire come dovevamo pescare, infatti le nostre lenze piano piano raggiungevano
punti precisi che variavano tra i sette e gli undici metri, dove la temperatura
in profondità era più accettabile e l’acqua più ossigenata
“ in estate di fondamentale importanza per le carpe” e finalmente
la nostra avventura stava per prendere la giusta piega.
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Arrivano le catture
Mentre
calavamo con cura la terza canna di una batteria di sei canne due per pescatore,
già partiva la prima posata poco distante da dove ci trovavamo con la
barca intenti a pasturare, un particolare che ci assicurava che evidentemente
avevamo individuato un ottima zona, e che avevamo un branco di carpe che pascolava
proprio sotto di noi. Ilaria che era a terra ferrò il primo pesce e dopo
un piccolo combattimento, la regina nel guadino sfiorava i tredici kg. Da quel
momento in poi sinceramente mi risulta quasi difficile distinguere una partenza
dall’altra perché ogni notte si usciva cinque o sei volte in barca
per combattimenti a lenza tratta. A volte io e Riccardo ci guardavamo in faccia,
e vi assicuro che avevamo veramente una brutta cera pensate che non riuscivamo
a capire se eravamo svegli oppure no!? Di giorno non si poteva riposare, perché
massimo ogni due ore si ferrava un pesce, altri trenta minuti si perdevano per
fare le foto rinnescare e uscire di nuovo con la barca a riposare le lenze,
di notte invece, peggio che mai! Ormai Riccardo aveva addirittura abbandonato
il letto comodo del camper per dormire sul lettino da carpfishing a celo aperto!...
i vicini di campeggio, li per rilassarsi e godersi la vacanza, tutte povere
famigliole ci dicevano quando ci vedevano la mattina “avete preso sta
notte è!” , credo che anche loro abbiano passato per colpa nostra,
notti in bianco !
la settimana di vacanza e relax si era trasformata nel “Viverone di fuoco”
che ancora oggi ricordiamo tutti e tre. Moltissime carpe catturate non le abbiamo
ne pesate ne fotografate, ci siamo concentrati su pesci che suscitassero a pieno
il nostro interesse dimostrandosi di corporatura un po’ più importante.
Purtroppo nella nostra avventura è mancata quella carpa che tutti ogni
volta sogniamo la “BIG” quel pesce tanto grosso da farci sentire
di nuovo bambini, ma sinceramente credo che accontentarsi di più di cinquanta
carpe tra i nove e i venti kg si già più e che sufficiente.
La scelta della tipologia del terminale e delle esche è stata più
che semplice, visto le tante catture non potevamo rischiare montature stratosferiche
che richiedevano particolari attenzioni o ami magari dalle grandi qualità
ma troppo delicati, cosi su ami robusti montati con il classico nodo senza nodo
e il tubetto di silicone abbiamo innescato dei classici omini di neve formati
da una boile affondante da 24 mm e una pop-up da 18 o 20mm, all’ inizio
io e Ilaria abbiamo utilizzato delle boiles affondanti all’ananas variando
la pop-up con diverse aromatizzazioni, ma col passare delle ore siamo arrivati
ad innescare anche due boiles affondanti del 24 sperando di selezionare ancora
meglio la taglia, mentre Riccardo sfoderava un suo cavallo di battaglia una
boiles self da 32mm auto bilanciata.
Sinceramente non so dirvi quante boiles abbiamo gettato per pasturare, quando
calavamo la telecamera subbacqua sopra gli spot sul fondo non c’era mai
nulla , le carpe che passavano spazzolavano tutto in poco tempo, finiti i secchi
di Tiger e di boiles siamo passati a svuotare anche le buste di redy made che
di solito usiamo per pescate veloci, io negli ultimi 2 giorni dopo aver finito
qualsiasi cosa utile per pasturare addirittura , io cuocevo la pasta che trovavo
sul camper, con aggiunta di zucchero “ottima cosa per pescare le carpe
in casi di estrema necità” , ma ci pensate?! Calavo insieme al
mio innesco penne e mezze maniche… lo so è assurdo , ma vi assicuro
che le carpe ne vanno pazze!abbiamo catturato pesci fino a poche ora dalla partenza,
e dopo tutta la fatica fatta in questa settimana e le 9 ore di camper per tornare
a Roma ci è voluta un'altra settimana di puro riposo prima di provare
a pensare di andare di nuovo a pesca!
Alex Bigozzi
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